La diffusione della catena come gioiello ornamentale nell’area mediterranea

per articolo bisanzio atene roma
Lo scambio e il commercio di metalli nobili sono attività la cui origine si perde nella notte dei tempi e che si impegnavano a soddisfare la crescente domanda di voler adornare il proprio corpo con gioielli che raccontassero il proprio status. Motivo secondo il quale intorno al secondo millennio a.C. si ebbe un’importante diffusione in tutta l’area mediterranea di catene come gioiello ornamentale, raggiungendo il suo massimo splendore manifatturiero presso la civiltà cretese.

Creta per la sua posizione strategica nel centro del Mediterraneo fu il fulcro dei principali commerci marittimi, permettendo agli artigiani Cretesi di prendere spunto e di imparare diverse lavorazioni davvero particolari e sofisticate. Non per caso tra gli affreschi rinvenuti nella leggendaria reggia di Cnosso si ritrovano molte figure di donne che sfoggiano ampi giri di catene (tra le quali le più diffuse erano forzatine tonde o ovali), pettorali, o orecchini di complicata manifattura. Intorno al 600-300 a.C. l’attività orafa fu ridotta drasticamente a causa della mancanza di materiale: a quel periodo risalgono le cinture fatte con complessi intrecci di catene che terminavano in chiusure ornamentali costituite da catene con il Nodo di Ercole che avevano alle estremità un aggancio arricchito da teste di animali.
I Greci ritenevano che la catena fosse il monile più adatto a rappresentare le loro tradizioni permeate di aspetti di vita politica e filosofica e decisero dunque di esportarla nelle colonie dove gli artigiani ne migliorarono le lavorazioni e la manifattura. Attività che verrà incrementata successivamente grazie alle grandi conquiste di Carlo Magno che fecero confluire in Grecia ingenti quantità d’oro che permisero una maggior produzione di gioielli, fra questi la principessa Catena arricchiva e univa i vari monili in voga nel periodo. Una gentildonna di rango elevato non poteva assolutamente esimersi dall’adornarsi di numerosi gioielli e ciò fece sì che la catena venisse impiegata anche al di fuori dagli usi a cui siamo abituati nell’era moderna. Vi era infatti l’abitudine femminile di ornare le acconciature e la fronte con preziose catenelle, mentre al collo e sulla vita si portavano vari giri di catene leggere.

Oggi Arezzo è uno dei centri più importanti del settore orafo ed è proprio qui che verso la fine del VIII secolo a.C. si insediarono gli Etruschi, un popolo forse proveniente dall’Anatolia, dotato di straordinarie abilità artigianali che vennero sapientemente applicate al campo orafo. Agli Etruschi si deve l’introduzione di tecniche orafe quali la “granulazione”, ancora oggi attuata nell’ambito delle decorazioni sulla superficie dei gioielli. Essi erano maestri nel produrre fili d’oro anche finissimi che utilizzavano per creare catene o per impreziosire monili intarsiati: si pensa addirittura che a loro risalga la creazione della catena a maglia doppia.

 

 

Agli Etruschi appartengono i collari e i pettorali decorati con centinaia di piccole sfere d’oro (granulazione), le collane costituite da più fili di catene con complicati pendenti o con lamine sbalzate che si susseguono. L’influenza Etrusca così come quella Greca sono la base su cui Roma sviluppò il proprio gusto in ambito artistico. L’espansione dell’Impero portò ad un cospicuo aumento delle risorse auree che accrebbero di molto la produzione di gioielli e favorirono la mutabilità delle tendenze.

I romani iniziarono a preferire collane dalle forme più lineari, con pietre incastonate in modo simmetrico o dalle quali pendeva una moneta o una medaglia. La tipologia più diffusa era la catena, semplice, a maglia fitta, a trecce, a maglia doppia intrecciata, con filo aureo liscio o godronato. Erano indossate a mo’ di cintura, nelle fibule, o fatte scendere lungo i fianchi adattandosi facilmente alle forme del corpo, favorendone l’esaltazione delle forme del corpo. Plinio il Vecchio nella sua “Storia Naturale” accusa le donne del tempo di: “non fare altro che parlare delle catenelle d’oro con le quali si adornano i fianchi e il collo”, particolare che consolida l’importanza che la catena ricopriva già al tempo in ambito di tendenza nel campo del gioiello. Dalla metà del I secolo a.C. la collana divenne sempre più ricca, impreziosita con cilindri, dischi, ellissi, pendenti di metallo o di pietre preziose, identificandosi sempre più come simbolo di benessere e potere. Ancora una volta la catena esce dal suo ruolo iniziale di ornamento e fa sfoggio del suo carattere di versatilità ed eleganza proponendosi con le sue molteplici qualità intrinseche. Un’acconciatura o un vestito alla moda si perdono nella fugacità del loro breve periodo di voga, mentre la catena come gioiello ornamentale racconta molto su di noi e sulla nostra personalità.

La catena non ha bisogno di parole per descrivere la forza del suo impatto visivo: la vera potenza della catena sta nel suo impatto visivo che non necessita di parole per essere spiegato.

 

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